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3 questioni su cui l’Unipa dovrebbe riflettere dopo l’ultimo nuovo video/spot

Immagine presa dal profilo Facebook "NOI DI UNIPA viral ciak"

Anche quest’anno l’Unipa ci ha provato. Sempre con la collaborazione degli studenti di Scienze della Comunicazione (e di Feedback, ovviamente). Quest’anno è stato realizzato un video in cui vengono raccontate quattro storie di giovani che vogliono poter scegliere una strada diversa da quella praticata, e alla fine fanno la scelta di seguire i loro desideri iscrivendosi all’Università degli Studi di Palermo.

Un video ben realizzato, sotto il profilo tecnico e della creatività. Peccato che, come al solito, le idee e i valori proposti stridono con una realtà universitaria ben diversa. Due anni fa, avevo già parlato dei video realizzati dall’università palermitana e del lavoro di marketing e comunicazione intrapreso per tentare di far cambiare l’awareness/consapevolezza negativa diffusa tra la maggioranza degli studenti, e non solo, con esiti poco soddisfacenti.

Riguardo al commercial di quest’anno, vorrei mettere in luce 3 questioni di cui penso l’Università di Palermo debba riflettere, non solo in merito alla campagna di comunicazione realizzata, ma anche in riferimento alle prossime strategie in materia che vorrà attuare in futuro.

  1. Un contenuto non si può definire virale a priori. Solo il web può decretarlo. Per quanto un contenuto possa essere fatto bene, essere appassionante e stimolare la condivisione, esso diventa virale per un caso fortuito. Non è una cosa che si può controllare. La prossima volta l’Unipa dovrebbe pensare bene di non chiamare i propri video “virali”.
  2.  

  3. Si potevano destinare i soldi della campagna di comunicazione per migliorare i servizi universitari. Oltre alle risorse impegate per la realizzazione tecnica e creativa, anche se è stato risparmiato capitale umano impiegando i laureandi in comunicazione pubblicitaria, è stata pianificata una strategia di web advertising che comprende, tra l’altro: canali Youtube e Facebook, post sponsorizzati, comunicati stampa e articoli redazionali. Probabilmente, destinare queste risorse migliorando la qualità del “prodotto” universitario palermitano avrebbe comportato una migliore soddisfazione dello studente e, di conseguenza, una migliore awareness. Questo è quanto emerge anche dalle centinaia di commenti su Youtube e Facebook – questi ultimi prontamente segnalati e rimossi, e ce n’erano veramente tanti. Anche alla luce delle ultime ricerche in materia di soddisfazione degli studenti sarebbe stata una mossa migliore, oltre che apprezzata.
  4.  

  5. Di certo un commercial/spot non aumenterà, né farà diminuire le iscrizioni all’università. Se un diplomato vuole iscriversi non verrà di certo influenzato dal video proposto. Si sceglie un’università piuttosto che un’altra in base a considerazioni socioeconomiche, di offerta formativa e di mobilità geografica – potremmo dire che l’Università di Palermo opera in regime di oligopolio nel territorio locale. Gli iscritti ci sono stati, ci sono e ci saranno.

Voglio però concludere il discorso spezzando una lancia a favore di questa campagna di comunicazione: il dibattito cui ne è seguito sul web in proposito ha sicuramente fatto ottenere quella visibilità sperata in sede di pianificazione strategica, anche se ciò ha comportato una serie di reazioni negative da parte della maggioranza degli utenti del web.