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Bernbach Dice: l’impressione che fai conta più delle volte che ti fai vedere

Torna la rubrica Bernbach Dice dopo la pausa estiva. In questo articolo, ci occupiamo di quanto sia importante far breccia nel cuore e nella mente del consumatore, non per la frequenza con cui lo si tempesta di messaggi ma per il dialogo che si riesce a costruire tramite l’impatto del messaggio contenuto nella pubblicità. Si potrebbe parlare di qualità che prevale sulla quantità, ma è un’affermazione che non abbraccia del tutto il senso della citazione di Bernbach. Piuttosto, parlerei di “lasciare il segno”.

“Nobody counts the number of ads you run; they just remember the impression you make”

 

Nessuno si ricorderà di te per il numero delle volte che farai pubblicità. Si ricorderanno di te solo per l’impressione che farai, ovvero per l’originalità con cui ti proporrai al tuo interlocutore. Mandare in onda una pubblicità con un elevata frequenza, bombardando di messaggi il consumatore, non è sufficiente a farsi notare; anzi, potrebbe anche essere controproducente, generando un senso di fastidio in chi la guarda.

Un messaggio pubblicitario che lascia il segno instaura un discorso intelligente ed educato, cerca di non invadere la quotidianità del potenziale cliente; contiene un discorso che possa suscitare un’emozione, che possa offrire qualcosa di utile. Con i mezzi tecnologici che abbiamo a disposizione oggi poi, non necessariamente questo discorso deve essere veicolato tramite la pubblicità. Grazie alle nuove tecnologie, le persone stanno acquisendo sempre più potere nel reperimento delle informazioni e nella scelta dei prodotti, nell’usufruire dei servizi e nell’espressione di idee e opinioni. Pertanto bisogna trovare i mezzi, i contenuti e i luoghi più adatti per costruire il proprio discorso, un discorso bidirezionale e personale con il cliente, originale e distinto dalla concorrenza.

Ci sono tanti esempi di comunicazione aziendale che si contraddistinguono per la loro orignalità, come ci sono alcuni messaggi che sono colpevoli di non esserlo affatto, ma di essere simili, per non dire identici, ad altre forme di comunicazione di altre aziende, a volte concorrenti. Per questo, al contrario dei precedenti articoli di questa rubrica, qui mi limiterò a dimostrare una tipologia di esempi negativi.

Hai presente le pubblicità che vanno in onda su Tgs? Quelle che precedono o seguono il telegiornale? Più o meno sono sempre le stesse e sono piuttosto identiche. Vanno in onda per giorni, settimane, talvota anche per mesi – addirittura, mi è capitato di vedere una pubblicità relativa all’estate durante il periodo natalizio. Probabilmente, per la politica commerciale dell’agenzia che si occupa della gestione degli spazi pubblicitari (o per risparmiare), vanno tutte in onda più o meno nello stesso ordine, almeno per un certo periodo di tempo.

Queste “mie care” pubblicità di Tgs sono così ripetitive, a tal punto che, seguendo la logica, si potrebbe pensare siano efficaci. Certamente, alcune – non tutte – entrano nella mente dell’ascoltatore: chi non si ricorda “degli sconti Lory’s”? O più recentemnte, chi non ha mai sentito della “gelateria, pasticceria, pizzeria Quartararo”? O del negozio per taglie forti Esigenze? Io me le ricordo perfettamente. Sai quante volte ho visitato almeno uno di questi punti vendita? Nessuna. Secondo te, se dovessi decidere di andarci, lo farei a seguito dell’elevato numero di volte che le ho viste?

Adesso tocca a te. Tra queste e altre pubblicità locali – se te ne ricordi qualcuna – quali ti hanno convinto a recarti presso il punto vendita o ad acquistare uno dei prodotti pubblicizzati? Comunicami la tua risposta commentando in fondo alla pagina 🙂 Scommetto che se hai risposto di sì, lo hai fatto perché avevi un bisogno latente da soddisfare, quella pubblicità ha riportato quel bisogno alla tua attenzione, non hai deciso di agire di punto in bianco.

Il problema sta nel fatto che, come ho già raccontato in passato, tutte queste pubblicità hanno più o meno lo stesso formato e stile. Una pubblicità simile ad altre non permetterà a chi l’ha realizzata di lasciare il segno, né tanto meno di fare una bella impressione. L’attenzione, il primo passo per riuscire a persuadere il target, sarà minima, e il messaggio contenuto in quella pubblicità non verrà neanche preso in considerazione.

Pertanto, devi cercare di distinguerti dal resto della concorrenza, e impostare una comunicazione originale, che lasci il segno, che costruisca un dialogo intelligente, personale e perché no, divertente col consumatore. Un messaggio che coinvolga lo spettatore e lo trasformi in un cliente interessato e appassionato.

 
Se ti sei chiesto perché abbia scelto la foto in cima all’articolo, ti rispondo che oltre ad essere un’immagine di grande impatto, l’ho scelta perché Michael Jordan si è distinto per le sue qualità dentro e fuori dal campo, ancor prima di vincere qualcosa; lui era già un celebre personaggio sin dai primi anni della sua carriera, quando ancora aveva vinto poco o nulla – come dire, non devi per forza diventare il numero 1 dopo avere raggiunto tanti successi. D’altronde, potresti non aver bisogno di bombardare di messaggi pubblicitari i tuoi potenziali clienti per avere successo… 😉

Pubblicato da

dario valentino

Blogger, Consulente Web Marketing. Un patito delle tecnologie, del Web e dello Sport. La mia biografia la trovi alla pagina "Chi sono".

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