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In quale situazione ci troviamo?

Quello che forse qualcuno potrebbe leggere come una provocazione, in realtà si riferisce alla possibile situazione economica in cui la mia città potrebbe trovarsi al giorno d’oggi.

Capire o no se una città sia moribonda o meno è un’analisi utile per stabilire il tipo di aiuti economici che uno Stato dovrebbe fornire a queste città. Le città morenti e ammalate dovrebbero ricevere fondi minori – per la precisazione, un’ulteriore opzione sarebbe “città in crescita”, che riceve una quantità di fondi maggiori, ma considerare Palermo città in crescita penso sia una definizione poco veritiera.

Per fare questa analisi, ci si può avvalere di alcuni indicatori “di salute”, se così li vogliamo chiamare, che inquadrano in modo piuttosto appropriato la condizione in cui essa potrebbe trovarsi:

  1. le dimensioni geografiche e demografiche;
  2. il quadro demografico, ossia la combinazione delle caratteristiche sociodemografiche della cittadinanza;
  3. la logistica, ovvero la presenza di una serie di infrastrutture ben connesse e strategicamente collegate;
  4. gli incentivi che offre alle aziende che vi risiedono;
  5. la presenza di concentrazioni di industrie di un certo settore;
  6. la presenza di filiere produttive;
  7. la politica del governo centrale;
  8. la stabilità sociale;
  9. la presenza di una leadership politica e civile proattiva e, di contro, il livello di corruzione;
  10. lo stile di vita condotto dai cittadini;
  11. la presenza di zone commerciali.

Dopo avere valutato la città con ciascuno di questi indicatori, Palermo in che situazione economica si trova: è una città moribonda, ammalata o stazionaria? (Puoi commentare a fine articolo)

Perché in realtà questi indicatori sono utili

A dire il vero, questi indicatori sono utilizzati dalle aziende per decidere in quale città stabilire il proprio business. È vero che gli aiuti statali sono importanti, ma d’altro canto le città non possono aspettare i fondi nazionali – che sono pure di poca entità – per crescere: devono attivarsi affinché si possa creare opportunità di business e posti di lavoro.

Sono infatti le città a far crescere l’economia della nazione e non viceversa. Come? Attirando appunto le aziende nel proprio territorio, non le piccole o medie aziende, ma le Grandi Aziende e le Multinazionali.

Lo Stato comunque, deve assumere il ruolo di garante dei servizi primari, dello sviluppo del libero mercato, delle infrastrutture, del sostegno all’istruzione e alla sanità, oltre che alla difesa del territorio nazionale. Tutti questi servizi creano le condizioni per le città di svilupparsi con successo, cosicché lo Stato possa contribuire ad attirare le aziende nei territori locali.

Attirare le Multinazionali non vuol dire che le PMI non debbano essere sostenute – sarei poco coerente con quello che penso e che faccio. Le città devono continuare a coltivare le piccole imprese esistenti e quelle nuove. Se però una città vuole crescere in termini di ricchezza, di posti di lavoro, di commercio, di scambi economici, di nuovi investimenti, deve attrarre quelle Multinazionali che sono favorevoli ad insediarsi nel territorio.

Le megalopoli e i grandi centri urbani nel mondo lo stanno già facendo – un esempio lo sono Dubai o le grandi città della Cina come Shangai e Pechino. Hanno capito che è impossibile generare un volume d’affari esclusivamente basandosi sulle PMI. I sindaci di queste città insistono sullo sviluppo economico invece di dipendere continuamente dai fondi statali. Sanno che per far crescere consumi, commerci e investimenti devono attrarre le Grandi Aziende e le Multinazionali, sostenendo le piccole imprese di successo che un domani potrebbero essere acquisite dai grandi gruppi aziendali. Anche se non è una megalopoli, io penso che Palermo dovrebbe fare lo stesso.

La situazione di Palermo

Palermo si sta organizzando in tal senso? Sta mettendo insieme dei gruppi di rappresentanti cittadini al fine di ottenere incontri con i rappresentanti delle grandi aziende per investire nel territorio?

Io ho i miei dubbi: non vedo multinazionali presenti in luogo che creano posti di lavoro e nuove opportunità; non mi sembra si sta facendo Marketing Urbano.
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Spetterebbe a chi amministra la città e ai rappresentanti delle istutizioni, delle organizzazioni, dell’imprenditoria, del commercio e della società civile in genere porre in essere tutte quelle attività che puntano ad attirare le aziende nel nostro territorio.

Gli amministratori lo dovrebbero comprendere in primis: dovrebbero modificare la loro agenda di governo in funzione del vantaggio competitivo dato dall’attirare nuove aziende e investimenti, dovrebbero individuare cosa chiedono le aziende per insediarsi nella città e operare con profitto, dovrebbero possedere le competenze necessarie ad attirarle. Brevemente, servirebbero leader dotati di carisma e carattere.

Altra provocazione: i politici e le autorità dovrebbero capire che potrebbero arricchirsi ancora di più se mettono in atto delle strategie volte ad attrarre le grandi aziende così da far crescere l’economia locale.

Cosa potrebbe fare Palermo per attirare le Multinazionali

In poche parole, dovrebbe esaminare i suoi punti di forza e di debolezza al fine di individuare quali aziende attirare e le strategie possibili. Come già detto, fare Marketing Urbano.

Il primo passo da fare consiste in un’analisi molto approfondita di quello che può offrire la città: ciò aiuterebbe a definire la situazione esistente e cosa si potrebbe fare per migliorare la propria attrattività. Domandarsi se si dispone di infrastrutture adeguate e ben collegate tra loro, se si dispone di servizi di base efficienti (acqua, luce, gas, smaltimento rifiuti, istruzione, sanità, forze dell’ordine), di accesso ai servizi relativamente semplice, di un ambiente vivibile, di attrattive culturali e ricreative, di manodopera più o meno specializzata, di regolamenti piuttosto semplificati.

Se uno di qualsiasi di questi elementi manca o non è sufficiente, non sarà possibile attirare nuove aziende. In questi casi, bisogna colmare le proprie lacune affinché si possa competere nell’investimento delle Multinazionali in città.

In secondo luogo, bisognerebbe determinare gli attori che dovrebbero rappresentare la città nei confronti delle aziende. Personalità che siano inclini alle relazioni interculturali, che sappiano dialogare, che siano in grado di comunicare i valori e il senso di appartenenza alla città. Non solo i politici e gli amministratori locali, ma figure in grado di generare ricchezza, come le organizzazioni private e le aziende leader locali, gli istituti assicurativi e finanziari, il settore enogastronomico e quello ricettivo, i comitati cittadini e i media.

Una volta identificati i soggetti che rappresenteranno la città, sarà neccessario identificare il target: ossia il tipo di aziende con cui trattare. Sarà importante individuare le aziende che fanno parte dei settori in linea con le caratteristiche socio-economico-culturali della città, la loro dimensione in termini di volumi d’affari, la loro possibilità di investimento, la loro attitudine ad esportare, la provenienza geografica.

In seguito si procederà con lo stabilire obiettivi – ad esempio si potrebbe puntare a diminuire il tasso di disoccupazione di una certa percentuale – e strategie per conseguirli.

Successivamente si dovranno mettere in atto le attività operative di Marketing Urbano per ottenere un primo contatto con le aziende individuate e, in seguito, iniziare le trattive nella speranza di ottenere un accordo positivo per entrambe le parti.

 
 

Sono consapevole che Palermo, rispetto a Dubai o alle altre città che si propongono come luogo in cui investire, è di dimensioni minori – non solo territorialmente parlando. Puntare troppo in alto potrebbe essere un rischio che farebbe peggiorare la situazione. Tuttavia, concetrarsi su un valore unico e distintivo potrebbe costituire la chiave di volta per rimettere in moto l’economia locale.

Io penso quindi che Palermo debba dotarsi di un piano di crescita addatto alle sue capacità e alla sua reputazione, promuovendosi con intelligenza, con giudizio e senza attendere l’intervento dello Stato.

Prima però dovrebbe attrezzarsi delle competenze e dell’esperienza giuste per potere instaurare i rapporti con le aziende, ma soprattutto sostenere uno sviluppo attraente non solo dal punto di vista economico, ma anche estetico e intellettuale – nessuna azienda vorrebbe investire e farsi identificare da una città di fannulloni, di passivi e di poco inclini al duro lavoro.

Spero che in futuro Palermo possa sopravvivere facendo business con le Grandi Aziende.

 

Nota: le nozioni enunciate in questo articolo non sono il frutto di mie ricerche – o della mia fantasia – ma prendono spunto da uno degli ultimi libri scritti dal più grande esperto di Marketing, Philip Kotler, “Il futuro del Marketing“.

 

Pubblicato da

dario valentino

Blogger, Consulente Seo, Digital Advertising & Growth. Un patito delle tecnologie, del Web e dello Sport. La mia biografia la trovi alla pagina "Chi sono".

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