Il second post sulla rubrica “Bernbach dice”, voglio scriverlo precisando una cosa:
 

“I warn you against believing that advertising is a science.”

 
Psicologia della pubblicitaMolti credono che facendo pubblicità, o comunque organizzando una campagna di comunicazione, riescano automaticamente ad aumentare il proprio fatturato e le proprie vendite. La pubblicità, in sé, non è una scienza, un calcolo basato su dati scientifici certi. Non è così. Qualcuno potrebbe pensare che tutto dipenda dal fare o meno questa attività di comunicazione. E quando l’attività fallisce si attribuiscono le responsabilità ad essa. In realtà, vi possono anche essere dei fattori esterni alla comunicazione. Specialmente, quando il fallimento non dipende da un errore di pianificazione o dalla creatività, ma da altro, ad esempio quando il prodotto/servizio non è buono in sé, o non è sufficientemente attraente per il target. Anche gli errori a monte di gestione del prodotto di un’azienda sono determinanti, così anche le bugie o tutto quello che si fa per nascondere una verità agli occhi dei potenziali acquirenti. Non dimentichiamoci anche che non siamo gli unici a fare comunicazione, e che ci sono aziende che, pur non facendo quest’attività, riescono comunque ad aumentare le vendite (spesso anche la fortuna gioca un ruolo importante).

Quando vi ho parlato delle campagne video (e non virali come si diceva) dell’Unipa, lo scopo di esse era far aumentare le iscrizioni all’università, promuovendo lo spirito e l’appartenenza a un gruppo (gli studenti universitari palermitani)…che non esiste o comunque è molto debole. Nella mia carriera universitaria raramente, direi anche mai, mi è capitato di sentir parlare un altro studente di quanto è bello studiare all’Università di Palermo o di come sia fantastico vivere l’ambiente universitario palermitano. Questa contraddizione, tra quello proposto nei video e ciò che rispecchia la realtà ha suscitato molte polemiche, che probabilmente (penso sicuramente) hanno peggiorato la reputazione dell’ateneo palermitano. Probabilmente, le iscrizioni non sono aumentate rispetto all’anno precedente. Una cosa simile successe quando l’ex sindaco Cammarata fece commissionare la campagna “Palermo la città più cool d’Italia” per promuovere il turismo e l’appartenenza dei cittadini alla città, con lo sdegno di questi ultimi nei confronti di ciò che era stato veicolato, in contrapposizione con la realtà dei fatti.

Quando ho partecipato alla creatività della campagna a mezzo stampa per gli abbonamenti del Palermo Calcio di qualche anno fa, il messaggio pubblicitario mirava a far aumentare il numero di abbonati tramite uno sconto sul prezzo, cercando di invertire il trend di decrescita del numero totale di abbonamenti degli anni precedenti. Questo trend, però, riguarda tutte le squadre di Serie A, che vedono di anno in anno ridurre l’ammontare degli abbonati. È una tendenza che, purtoppo, esula da queste attività. Non c’è pubblicità, o comunicazione, che tenga.

Con questo, non voglio dire che fare comunicazione è inutile (altrimenti che pubblicitario sarei!). Voglio dire, che a volte, la soluzione a problemi che nulla hanno a che vedere con la pubblicità non è la pubblicità. Prima di pianificare qualsiasi attività di comunicazione, bisogna trovare le vere motivazioni che stanno alla base del problema.

A presto con la rubrica “Bernbach dice”.

 

Pubblicato da

dario valentino

Blogger, Consulente Web Marketing. Un patito delle tecnologie, del Web e dello Sport. La mia biografia la trovi alla pagina "Chi sono".

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